Il Futsal a 360░ - N░ 6

Venerdý, 10 Dicembre 2010
Vita da Mister

Tra sogno e realtà: cosa si cela dietro la vita di un Mister? Perché proprio il Futsal? Quali sono i suoi riti scaramantici prima e durante ogni match? E quali i suoi obiettivi reali?

Viaggio a 360° alla scoperta di una delle più importanti realtà del Futsal Italiano: il mondo dei Mister. Dagli inizi alle ambizioni odierne. Viaggio a tutto campo tra delusioni, gioie e appuntamenti mancati. Ne abbiamo parlato con Fulvio Colini (Campione d'Italia con il Montesilvano c5), Nico Ventura (Olimpiadi Bisceglie), Diego Iessi (Futsal Giovinazzo), Nicola Gallo (Tris Gravina) e Michele Pannarale (Rappresentativa Pugliese)…




FULVIO COLINI
Montesilvano c5

Io, Mister
I miei inizi risalgano a quando giocavo a tennis, e con grande passione, nel lontano 1985. Quasi per caso iniziai ad allenare una squadra di soci del circolo: tutti ragazzi-amici che però, mostrando subito passione e capacità, mi “costrinsero” di fatto a seguirli in un'avventura che sembrava da matti, ossia l'iscrizione all'allora campionato BASE che era la Serie B Regionale. Purtroppo, o per fortuna, la vincemmo e così partì l'avventura...

Tra Lavoro e Passione
All'inizio fu solo passione, in quanto tra l'altro ero titolare insieme ai miei fratelli di un bel Ristorante al centro di Roma. Andai avanti qualche anno, poi quando per motivi familiari nel 2000 fui costretto a cedere l'attività di fatto cominciai a pensare di intraprendere l'attività di allenatore a tempo pieno. Da lì in poi praticamente non ho mai smesso, e comunque dall'ottantasei ad oggi non c'è mai stato un anno in cui non abbia allenato. Questo non vuol dire che l'aspetto lavorativo abbia prevalso su quello della passione che a tutt'oggi rimane intatta.

Il rituale del Sabato
Va subito detto che il ruolo di Allenatore è sicuramente quello più stressante all'interno di un team, soprattutto al cospetto di campionati ormai di fatto professionistici. Io e i miei colleghi, Allenatori di A1 per esempio, siamo in campo tutta la settimana. Quasi sempre con due sedute giornaliere e nei momenti di pausa quando i giocatori si riposano, noi abbiamo molti altri problemi da risolvere per cercare di fare in modo che tutto fili liscio fino al fatidico momento in cui il sabato pomeriggio si scende in campo. E credetemi gli aspetti da tenere sott'occhio sono innumerevoli: stato di salute fisica e mentale dei giocatori, termometro continuo del gruppo, rapporti con società e stampa, preparazione della gara in base all'avversario, motivazione massima all'evento del sabato, ecc.

The Match
Già, il Sabato. Da quando ci si alza fino all'ora della gara è un continuo crescendo di stress e tentativi di massima concentrazione, al fine di poter ridurre al minimo le possibilità di commettere errori nella gestione della gara. Ed ecco che si ripassa ogni particolare di tutto ciò che si è preparato a livello tattico, e si tenta al contempo di prevedere tutto ciò che potrà accadere di imprevisto. E come se non bastasse bisogna mostrarsi sereni agli occhi dei giocatori che non hanno certo bisogno di un allenatore che possa riversare su di loro nervosismo, incertezze o ansie di alcun genere.

Il Sabato Perfetto
Io che gestisco il gruppo concedendo il massimo della libertà, pur nella certezza che le regole saranno sempre rispettate, ho bisogno di scrutare al meglio il comportamento di ogni singolo atleta che essendo libero mi darà importanti segnali fino all'ultimo istante prima dell'inizio della gara circa il grado di preparazione mentale che avrà acquisito. Certo in passato qualche volta ho sbagliato una valutazione, ma in genere è raro che ciò succeda. Per fare un esempio, i miei giocatori possono mangiare ciò che vogliono perché io ritengo che il beneficio di ciò sia nettamente superiore all'eventuale danno che può provocare un piatto di spaghetti al ragù piuttosto che al pomodoro, e comunque è chiaro che se uno pretende di mangiare da Mc’Donald prima della gara, l'importante è saperlo.

Gioie e Dolori
In passato la più grande delusione non è legata ad un singolo episodio di una partita, ma al fatto di non aver potuto, o saputo, portare un titolo al Ladispoli Calcio a 5. Li per me in 7 anni sono arrivate 2 promozioni dalla C e dalla B, poi 2 finali di Coppa Italia perse e 4 Semifinali di Scudetto perse. E menomale che alla fine poi almeno una Supercoppa Italiana nel 1994 in quella bacheca l'ho lasciata. L'episodio più importante, e perciò indimenticabile, è legata all'esperienza con il Nepi: portata dalla C alla A in due anni e poi alla Semifinale scudetto, per chiudere nell'incredibile trionfo di Conversano nella Coppa Italia Nazionale.

Tra Rimorsi e Obiettivi
Ad oggi dopo tutti questi anni posso dire che tutti i momenti bui e le delusioni sono state via via compensate da importanti successi, che non necessariamente coincidono con i titoli nazionali. Successi sono anche, infatti, il poter lanciare un giocatore, la creazione di un vero gruppo, il riuscire a portare una società ad alti livelli senza necessariamente spremerla dal punto di vista finanziario. Certo un sogno nel cassetto ce l'hanno tutti e l'essere arrivato alla Final Four di Champions League di quest'anno vi lascia immaginare facilmente quale esso possa essere. Di solito la notte successiva ad un match di campionato dormo solo 3 ore invece delle solite 8, in quanto lo stress lo smaltisco in un paio di giorni. Vi lascio immaginare cosa potrebbe succedere la sera dopo una eventuale Finale Europea…

I Migliori 5
Circa il Top Five tra i giocatori che ho allenato, beh in 26 anni ce ne sarebbero troppi…

Le 5 cose che un Mister migliorerebbe/cambierebbe del Futsal odierno
Per migliorare il nostro movimento sarebbero necessarie parecchie cose, ma le più importanti sono:
1) Una maggiore visibilità su televisioni e stampa
2) Un rilancio del settore giovanile italiano, e non parlo ovviamente di campionati under 18 e under 21
3) Bisogna cominciare ben prima
4)
E per finire, se proprio la LND non intende rendere onore alla crescente voglia di calcio a 5: cominciare a prendere in considerazione l'ipotesi di una separazione consensuale…




NICO VENTURA
Olimpiadi Bisceglie

Io, Mister
Ho cominciato nel 1988 quando a Bisceglie si affacciò il calcio a 5 agonistico. Giocavo con lo Sporting Club insieme ad un gruppetto di ex giocatori di calcio, amici e soci del circolo: tra questi Aldo Papagni (mister dell’Andria), Renzo Ferrante (ex Avellino e tecnico della rappresentativa pugliese di eccellenza), i fratelli Giulio e Vittorio Fata, Pinuccio Grosso (attuale allenatore giovanili del Bisceglie Calcio): insomma il “calcetto” all’epoca era così, un rifugio di ex calciatori! Io scelsi il futsal perché più pulito, più razionale, uno sport in cui l’aspetto mentale è predominante rispetto a tutto il resto, anche alla tecnica ed alla tattica… e me ne sono subito innamorato!

Da allora anni di indimenticabili emozioni, prima con lo Sporting Club, poi con il Bisceglie calcio a 5 (che nacque proprio sulle ceneri dello Sporting) fino alla tanto agognata promozione in serie B. Quindi, dopo una splendida stagione tra i cadetti, la scelta mai rimpianta di chiudere al top (27 gol in serie B da “ultimo uomo”), anche per la necessità di dover completare gli studi. Ma nonostante la laurea in ingegneria ed il lavoro, la mia passione non è mai sopita ed ho cominciato ad allenare: prima le ragazze dell’Hobby Calcetto Bisceglie, quindi Olimpiadi! Ed eccomi qua, al mio ottavo anno di panchina.

Tra Lavoro e Passione
Quando ho cominciato ad allenare l’ho fatto solo per tornare nel mio mondo, senza obiettivi, senza velleità particolari, ma ho sempre provato a farlo in modo professionale, metodico, cercando di trasmettere agli altri quella che era la mia esperienza da giocatore. Con gli anni sono maturato, ho imparato tanto e quello che era un passatempo, è diventato un impegno quasi costante che va molto aldilà delle sedute di allenamento e della gara: a certi livelli, poi, la preparazione della gara, lo studio dei dvd degli avversari, le riunioni tecniche e societarie sono parte integrante del mestiere di allenatore.

Ma, nonostante tutto il tempo che mi ruba, mi piace da pazzi. L’idea di poter muovere i giocatori secondo le mie idee, la soddisfazione (quando capita) di vedere sul campo quello che ho in mente è fortissima… le responsabilità, il rapporto con i giocatori, l’adrenalina del dover decidere in tempo reale, le emozioni dello spogliatoio e del campo sono tutti ingredienti di un “mestiere” che amo in ogni sua sfaccettatura. Ci sono dei contro è chiaro, tipo quello di dover coniugare il mio ruolo con dei rapporti personali, anche con delle amicizie forti (con giocatori o dirigenti) ma, almeno fino ad oggi, anche a costo di sembrare duro, ho sempre tenuto fuori dal palazzetto le questioni personali, cercando di decidere in coscienza, ed aldilà di tutto.

Il rituale del Sabato
Il sabato mi sveglio come mi sono addormentato, col pensiero alla gara! Mi sveglio, mi metto in tuta, l’ultimo sguardo ai dettagli sui dvd, quindi via per il raduno ed il pranzo con la squadra. Dopo pranzo un breve discorsetto per caricare i ragazzi ed evitare di farlo nello spogliatoio dove mille cose li porterebbero a distrarsi (abbigliamento, riti pre-gara, massaggi, etc…) quindi mi piace stare in armonia: una partita a carte, una passeggiata ed un po’ di libertà per tutti, prima dell’arrivo al palazzetto. Lì scompare il mio sorriso ed esigo che si cominci a pensare ed a parlare solo di partita, sia pure un’ora abbondante prima del fischio arbitrale: la concentrazione pre-gara spesso è determinante!

Non ho riti scaramantici, anche se mi piace uscire per primo dallo spogliatoio, dopo aver dato lo starting-five, e lasciare ai ragazzi qualche secondo per compattarsi (da soli) prima di entrare in campo: lo “stupido” urlo pre-gara è un altro modo per sentirsi un corpo unico, e serve.

The Match
Le gare le vivo molto intensamente ma nonostante ciò provo a restare lucido in ogni frangente: credo sia il minimo che si debba chiedere ad un allenatore! Poi c’è da sperare che le decisioni prese, con lucidità, siano le migliori e magari anche quelle vincenti; e non sempre le due cose coincidono, ahimè! Mi piace pensare alla gara nel suo complesso, ipotizzando gli sviluppi futuri (per esempio: “ora teniamo botta, poi magari loro mollano e noi usciamo”), mentre invito i ragazzi a giocarsi tutta la partita allo stesso modo, palla su palla. Questo perché credo che al futsal la palla più importante sia quella che ti sta arrivando!

Il Sabato Perfetto
Il sabato perfetto è quando si vince, magari con uno schema perfetto su calcio d’angolo. La scorsa stagione, in particolare, è capitato di trovare la giusta alchimia tra i giocatori e le mie indicazioni e, mai come prima, ogni gara provavamo schemi su calcio da fermo, uno sull’altro, con un discreto successo. Molte gare le abbiamo vinte in questo modo… Ricordo una vittoria in casa con il Manfredonia, credo 2-0, con due calci da fermo; non avevamo giocato meglio di loro, ma eravamo stati più bravi ed io avevo goduto nel vedere che il mio lavoro aveva avuto il suo peso! Per un allenatore è importante.

Gioie e Dolori
Tante le gioie e tanti i dolori in otto anni, ma alcune gare rimarranno per sempre nella memoria. Già al primo anno, con le ragazze, quando battemmo la corazzata Statte, imbattuta non so da quanti anni, forse da sempre. Avevamo lavorato bene quell’anno, soprattutto sull’aspetto mentale, perché questo mito dello Statte fosse ridotto ad “ottima squadra”: quel giorno tirammo fuori la partita perfetta! E via al delirio!

Poi due rimonte clamorose, con tanto di qualificazione in palio…
La prima contro il Maschito (PZ) ai playoff interregionali di C1, quando avevamo l’obbligo di vincere con 5 gol di scarto… Non è mai facile vincere largo, contro nessuna squadra, tanto più se si va in svantaggio più volte e si chiude il primo tempo 4-4; ma nello spogliatoio ci credevo, il nostro ritmo era incessante e loro stavano soffrendo le dimensioni del nostro PalaDolmen. Alla sirena eravamo 11-5 ed in finale playoff, di fatto in serie B!

La seconda invece in Coppa Italia con il Monopoli, lo scorso anno. All’andata avevamo perso 6-2, sembrava irrimediabilmente. Pensare di ribaltare il risultato in casa, contro gente come Vera, Alex, Elton, etc, era impensabile e noi peraltro avevamo appena perso due giocatori importanti come Di Trapani e Zazzà Di Benedetto. Invece il Monopoli arriva leggermente rimaneggiato e, nonostante il 2-2 con cui si va all’intervallo, tiriamo fuori un secondo tempo epico, condito da mille emozioni: la mia espulsione, il gol del nostro portiere a pochi minuti dalla fine. Insomma tutto quello che serve per arrivare al 8-3 finale con le lacrime agli occhi: siamo in Final8 di coppa Italia! Risultato storico!

Tra Rimorsi e Obiettivi
Non ho grossi rimorsi. Semmai ad oggi ho il rimpianto di non aver mai fatto una stagione con obiettivi ambiziosi; tutti i risultati ottenuti fino ad oggi, infatti, anche i più positivi (doppia promozione dalla C1 alla A2, sia pure con ripescaggio) sono giunti al termine di stagioni dove l’obiettivo era sempre quello minimo, la salvezza. E le risorse investite quelle minime per ottenerlo! Ma forse così è anche più bello…

Obiettivi. In questo momento mi piacerebbe invertire la rotta e dimostrare che Olimpiadi può starci in A2 e provare a salvarsi, fino all’ultima giornata: la classifica ci penalizza oltremodo ed il morale è sotto i tacchi, ma sono certo che abbiamo i numeri per tirarci fuori…

Fino ad oggi ho sempre raggiunto gli obiettivi prefissati e spesso sono andato anche oltre, ma ci sono tanti allenatori (nel calcio Mazzone, Sonetti, etc) tagliati per certi tipi di campionato! Io voglio misurarmi su un altro piano ed in futuro mi piacerebbe allenare in una società ambiziosa, magari con un buon pubblico, e puntare a vincere! Da agosto!

I Migliori 5
Difficile fare il quintetto migliore, anche perché dalla C1 alla A2 è chiaro che il livello sale e con esso la qualità dei giocatori; tra l’altro ho sempre dato molta importanza ai gregari, a chi si è sempre allenato con coscienza e puntualità, fornendo appoggio nello spogliatoio e pochi minuti fatti bene sul campo, quindi li metterei sempre tra i preferiti. Certo se mi si chiede i 5 più forti, ci provo; senza dimenticare Rodrigo Rosa, Marcelo Maradei, Gabriel Perrusi e Pascal Mietto, che magari mi porterei in panchina, con Daniele D’Addato e il mio capitano di sempre Bartolo Sasso (in rappresentanza di tutto il mio gruppo storico) oggi mi piacerebbe allenare:

1. Tonio Di Benedetto "Zazzà" (portiere)
2. Nikola Perovic (ultimo)
3. Francesco "Sheva" De Cillis (lat. Difensivo)
4. Mariano Comas (lat. Offensivo)
5. Diego Da Silva (pivot)

…e secondo me in A2 ce la giochiamo, ed alla grande!


Starting Five “da Sogno”
Tra i giocatori che più stimo, ci sono quelli che ritengo i “signori del Futsal”, come Planas, Marcio, Feller, gente che ha fatto la storia del nostro sport, distinguendosi anche per correttezza. Ma un quintetto intrigante sarebbe:

1. Xuxa (Acqua e Sapone)
2. Pedotti (Bisceglie calcio a 5)
3. Duarte (Marca Futsal)
4. Nicolodi (Ponzio Pescara)
5. Fortino (Augusta)


Le 5 cose che un Mister migliorerebbe/cambierebbe del Futsal odierno
1) CORRETTEZZA. Soprattutto nelle serie minori si assiste a situazioni che poco hanno a che fare con lo sport e che, a pensarci a mente fredda, davvero non hanno senso. Me ne fregherei del numero di società iscritte e metterei sanzioni molto più pesanti, senza attenuanti, alle società/tifoserie responsabili di fatti violenti: devono chiudere!
2) RAPPORTI ECONOMICI CHIARI. I rapporti economici tra i giocatori e le società devono essere tutti registrati, indistintamente e le società (nonché le persone) che li disattendono vanno radiate!
3) MERCATO LIMITATO. La finestra di novembre deve tornare ad essere mercato di riparazione e non, come ora, punto di svolta per le società. Le squadre non possono essere stravolte ogni anno, le rose si fanno in estate: il regolamento dovrebbe prevedere che a dicembre si possano fare massimo 3 acquisti e 3 cessioni!
4) FORMAZIONE DEI GIRONI. La pratica del ripescaggio deve essere l’eccezione, non la regola. Ripescare nella serie superiore una squadra che nel proprio campionato ha a stento superato i playout è ridicolo. Meglio un girone in meno o con meno squadre che certe “pratiche” dettate da esigenze economiche.
5) PUNTI IN PALIO, MA NON SUL CAMPO. Se è vero che lo sport deve educare, educhiamo. Diamo dei punti in classifica alle società corrette, a chi investe nel vivaio, a chi ha un pubblico corretto, etc. Oppure (almeno per i campionati regionali) riserviamo dei posti nei playoff promozione alle società virtuose, indipendentemente dal loro posto in classifica.




DIEGO IESSI
Futsal Giovinazzo

Io, Mister
L’inizio è stato del tutto casuale. Pensa che a 38 anni continuavo a giocare a calcetto nei vari tornei amatoriali, ed un amico (Milella - col quale adesso divido la panca a Giovinazzo) mi chiese se avessi voglia di allenare una squadra di calcio a 5 di Giovinazzo. Accettai subito senza esitare, era il 2001, e la possibilità di allenare una squadra del mio paese mi stimolava e gasava enormemente. Accettai subito anche perché avevo fatto parte di quella banda di matti che era quasi riuscita a conquistare lo scudetto in quel di Ascoli nel lontano 1982 e ricordavo con emozione le partite giocate in casa con il palazzetto sempre strapieno.

Il Futsal offre spettacolo puro, il calcio a 5 è tecnica. Ci vuole un controllo di palla maggiore. Puoi essere bravo quanto vuoi, ma se ragioni solo con i piedi e non con la testa non vali quasi niente. Ma soprattutto ci vuole CUORE: mai arrendersi in questo sport!

Tra Lavoro e Passione
Fare o cercare di fare l’allenatore di calcio a 5 per me è più di una semplice passione, ma tale rimane; per fortuna ho un primo lavoro che mi da soddisfazioni e gratificazioni. Anche se, non ti nascondo il “lavoro” da allenatore me ne da altrettante. Se poi consideri che sono impegnato dal lunedì al lunedì successivo, anche se in fasce orarie ben definite, il cerchio si chiude dicendo che anche il calcio a 5 è un lavoro. Poi essere mister a casa tua, ottenere risultati importanti con la squadra di casa (e per me risultati importanti non significa solo vincere lo scudetto: magari! Ma anche una promozione, una salvezza conquistata ai play out, vincere contro il Molfetta) trascinare ogni sabato tanta gente al palazzetto o anche fuori casa, esser fermati da persone che non immagini neanche chi possano essere ed, infine, incrociare la gioia dei figli, orgogliosi di avere il papà mister della squadra di casa loro non ha eguali.

Il rituale del Sabato
Questa è la domanda più bella. Allora il sabato mattina, non essendo scaramantico, faccio sempre le stesse cose. E cioè doccia, barba, indosso sempre, in caso di vittoria, gli stessi indumenti intimi del sabato precedente. Se poi si gioca in casa, spesa al centro commerciale. Se si gioca fuori, litigo con la moglie perché vorrebbe che la accompagnassi lo stesso; poi all’ora prestabilita mi incammino rigorosamente a piedi e senza documenti di identità al luogo di ritrovo: pranzo e partenza per il palazzetto guidando sempre la vettura del Presidente.

Da questo momento divento quasi intrattabile, considerando che mancano più o meno 90 minuti all’inizio di quella che è la risultante di una settimana di sacrifici e duro lavoro…

The Match
Che dirti, durante la partita la concentrazione e tale e tanta che quasi ti isoli da ciò che ti circonda. Riesci forse ad ascoltare solo ciò che ti indicano i collaboratori. Poi le situazioni possono variare nell’arco dello stesso incontro: se vinci allora pensi a come fare per mantenere il risultato, cambi disposizioni tattiche e uomini; diversamente se invece si sta perdendo. Insomma un gran bel casino: in quei 40 minuti passano milioni di pensieri, di situazioni, di certezze o incertezze. Unica certezza è che tutti hanno momenti di confusione, ma solo momenti. Devi essere in grado di rimanere concentrato e attento altrimenti non puoi fare il “mister”

Il Sabato Perfetto
E qui casca l’asino. Penso che ogni mister vorrebbe che tutti i sabato siano perfetti, ma come fai ad esser certo che quel sabato è stato perfetto? Di primo acchito il mio sabato perfetto, potrei dirti sia stato quando, tre campionati fa, arrivammo a giocarci il primo posto del campionato di C1 con il Real Molfetta, in casa con 1500 persone che gremivano il piccolo palazzetto di Giovinazzo. Ma potrebbe essere pure l’incontro che sancì la vittoria del campionato cioè quello con il Fasano. Insomma, secondo me non c’è, o per meglio dire, non è ancora arrivato. Il mio sabato perfetto (lo sai meglio di me), la vittoria più bella e, quindi, il sabato più bello, è sempre quello/a che deve ancora compiersi…

Gioie e Dolori
Sono tante le gioie che si provano durante l’arco di una stagione. Come ti dicevo nelle risposte precedenti le gioie le hai quando vinci qualcosa, io invece andrò controcorrente: la mia gioia più grande e che non scorderò mai è stato salvarsi lo scorso anno ai play out vincendo in un campo ostico, contro una squadra che aveva in rosa fior di giocatori per la categoria e, soprattutto, aver dato dimostrazione a chi non aveva creduto nelle stagioni precedenti che quei ragazzi, parlo di 5-6 elementi conditi di tanti under del posto, avevano ed hanno tutto per competere anche nella categoria in cui si stava competendo.

Mentre non parlerei di dolore, perché parliamo sempre di sport alla fine, ma di dispiacere. Quello si, e come sono tante le gioie, di pari passo sono tanti i dispiaceri. Il più grande me lo diedero i ragazzi che avevo il piacere di allenare in quel di Ruvo, stagione 2006/2007, quando per far posto a colui il quale io avevo indicato come co-allenatore, mi hanno girato le spalle, nonostante gli ottimi risultati che avevamo conseguito … e mi fermo qui.

Tra Rimorsi e Obiettivi
Stessa cosa vale per i rimorsi. Tante volte ci si è espressi in maniera poco felice nei confronti di altre persone, poi, mentre scorre il tempo e ti accadono cose che tu non avresti mai immaginato enormemente diverse da ciò che lo sport in generale può offrirti, capisci che tutto questo non serve. Perché alla fine parliamo di una magnifica disciplina ma che rimane pur sempre solo e soltanto sport.

Gli obiettivi odierni sono quelli di continuare a far crescere il gruppo di indigeni giovinazzesi. Nel nostro girone siamo gli unici a non avere stranieri o oriundi, anzi siamo gli unici a non avere gente che non abbia la residenza da generazioni in città. E possibilmente continuare o riprendere a rifornire ragazzi per la Nazionale U21, mentre il mio personalissimo sogno nel cassetto è quello di continuare ad avere la possibilità di allenare divertendomi, così come sino ad oggi ho fatto, ed è per questo che voglio da queste pagine ringraziare tutte le persone che ci permettono di farlo, cioè in primis ai presidenti delle società di tutte le serie, ai dirigenti e soprattutto a voi giornalisti che con lo scrivere su questa disciplina la diffondete la dove magari farebbe difficoltà ad arrivarci.

I Migliori 5
Senza ombra di dubbio:

1) Lucivero
2) Bavaro
3) Piscitelli
4) Ciardi
5) De Palma


Oltre a Palermo, Siberiani e Marrano…

Starting Five “da Sogno”
Preferisco esser realista, per cui mi fermerò alla categoria di appartenenza (ne indico due per ruolo):

1) Lucivero - Battiato
2) Parize - Campagnaro
3) Strapazzon - Piscitelli
4) Salerno – Manfroi
5) Palermo – De Palma


Le 5 cose che un Mister migliorerebbe/cambierebbe del Futsal odierno
Io aumenterei il numero di giocatori in lista italiani (almeno 8) e ripristinerei la regola del quinto uomo di movimento.




NICOLA GALLO
Tris Gravina

Io, Mister
Come sempre in questi casi si inizia per caso. Quando ad Altamura nacque una nuova società di calcio a 5, il presidente, decise di affidarmi il settore giovanile. Avevo solo 24 anni, ma non esitai ad accettare con entusiasmo. Il futsal perché rispetto al calcio, a questi livelli offre un ambiente più sano, più sereno e più civile. Lo rende speciale il fatto che essendo un mondo non ancora conosciutissimo, ti senti stimolato in prima persona a far sì che possa crescere sempre più e affascinare platee sempre più numerose.

Tra Lavoro e Passione
Per me il fustal non è un lavoro, e non so se mai lo diventerà. Ma posso dire che è più di una passione che ormai mi porta via tantissimo tempo ogni giorno, fra preparazione, aggiornamento e confronti. L’essere Mister asseconda innanzitutto un certo sano egocentrismo, che riesco però a celare molto bene. Ma significa anche essere responsabile della gioia di circa una trentina di persone fra giocatori e dirigenti della propria squadra; nel senso che se il sabato pomeriggio vinci, sai che hai reso felici un sacco di persone che credono in te per ben sei giorni; e non è male ricambiarli in questo modo. I pro di questa passione: vedere realizzarsi i progetti della società grazie al mio lavoro; essere protagonista della “creazione” e della crescita di giovani calcettisti; sentirsi parte attiva nella crescita di questo sport. I contro: rinunciare a tante altre cose e a tanti altri hobby che si potrebbero avere altrimenti; avere pochissimo tempo a disposizione per se stessi; ma soprattutto avere 24 ore su 24 un critico super rompiballe che non mi molla mai: me stesso.

Il rituale del Sabato
Il primo pensiero al mattino è: “oggi vinciamo”. E non deve essere altrimenti. Non ho riti scaramantici. Dopo il lavoro mi rinchiudo in casa; non voglio vedere e sentire nessuno. E’ il momento di rilassarsi e trovare tutta la concentrazione necessaria. E’ la quiete prima della tempesta. 15 minuti prima dell’orario prestabilito raggiungo il campo. Prima cosa: confronto con i miei vice. Dopo, è il momento di guardare negli occhi i miei giocatori man mano che arrivano per capire umori e stati d’animo e per scambiare “una chiacchera” con loro.

The Match
Non mi passa nessun pensiero per la testa. Sono concentrato sulla partita: sugli avversari per capire il loro punto debole, e sui miei giocatori per capire quando è il momento di sostituirli. Se sto vincendo e se sto perendo non cambia molto sinceramente. L’unica concessione che mi faccio è che se il vantaggio è alto e la partita al sicuro, penso a dare spazio a qualche giovane o a chi gioca meno. Ecco questa forse è l’unica “distrazione” che mi concedo. Mi è capitato di andare nel pallone a volte ma per fortuna pochissime volte in queste 8 stagioni. La concentrazione per un’ora la si mantiene benissimo. Ci fai l’abitudine ormai e non è un problema.

Il Sabato Perfetto
Il sabato perfetto è naturalmente quello in cui hai di fronte un avversario fortissimo, vinci, giochi bene, non hai ammoniti, non subisci gol, hai meritato: esiste?

Per me più che un sabato, è stata una Domenica perfetta. Allenavo l’Under 21 dell’Apulia Altamura del Presidente Ragone. Dovevamo andare a giocare in casa del Putignano che fino a quel momento aveva 11 vittorie su 11 partite. La mia squadra era in forma. Veniva da ben 5 vittorie consecutive. Sentivo che c’era aria di impresa. Promisi ai miei ragazzi che se avessero fatto il “miracolo” di vincere in casa della prima della classe li avrei potati a cena. Ebbene, quella domenica è stata perfetta. Vittoria netta, meritata, avversari schiacciati; indimenticabile. E la cosa che più ricordo con gioia sono gli abbracci che io e il Presidente ci scambiavamo su ogni gol. Si stava realizzando il progetto che avevamo creato assieme: giovani altamurani che sapessero fare Calcio a 5.

P.S. La domenica fu quasi perfetta: avete idea di come mangiano 15 ventenni? Chiedete alle mie tasche!

Gioie e Dolori
Lo stesso episodio racchiude la gioia e il dolore più grande. La gioia perché posso dire di essere stato lì a giocarmela. Il dolore perché ho perso quella partita. Si tratta del campionato di Under 21 di due stagioni fa. Allenavo la Pellegrino Altamura e dovevo andare in trasferta contro lo Sport Five di Mister Monopoli. La mia squadra era da tempo in testa al campionato per la prima volta nella storia della società. Fu un anno particolarmente bello e alle nostre spalle c’era lo Sport Five dei vari Bruno e D’Ecclesis con 2 punti in meno. Vincere quella partita significava ipotecare il primato perché il campionato era agli sgoccioli. Fu una mattinata davvero agro dolce. Arrivammo lì come primi della classe e già questo ti riempie di orgoglio; ricevemmo l’accoglienza e i complimenti del Presidente Sbiroli così come quelli del Mister Monopoli che prima del fischio di inizio quando ci salutammo calorosamente dicendoci che comunque fosse andata eravamo noi due le squadre migliori. Ed era effettivamente stato così. Come detto quella partita e il campionato fu meritatamente vinto dallo sport Five. I miei pagarono la mancanza di esperienza in certe zone di classifica. Avevamo sfiorato un sogno. Lo avevamo toccato per mano, ma al triplice fischio, tutto era finito. Peccato. Ma comunque rimane la gioia di essere stati lì a giocarcela.

Tra Rimorsi e Obiettivi
Il rimorso più grande è stato quello di accettare due stagioni fa di allenare oltre che l’under 21 della Pellegrino anche la Prima squadra in C1 negli ultimi due mesi a seguito delle dimissioni dell’allenatore. Quello è stato un grosso errore. Innanzitutto perché mi distolse e di parecchio dall’Under 21 che comunque doveva disputare i play off, ma soprattutto perché quella non era “casa mia”, il “mio spogliatoio”, il “mio gruppo”, i “miei giocatori”. E sbagliai a non ascoltare i miei collaboratori che tutto ciò che successe durante e dopo la mia permanenza lo avevano ampiamente previsto sconsigliandomi vivamente di accettare la missione di condurre la squadra alla salvezza. Salvezza fu comunque. L’unica attenuante che mi dò per questo grave errore è la passione. E la voglia di allenare in C1, e le promesse e il poter progettare a lungo termine. Se tornassi indietro non accetterei di certo. Rimandanderei il mio esordio in C1 e mi concentrerei di più ed esclusivamente sull’Under.

L’obiettivo odierno è vincere sabato prossimo. Il mio personale sogno nel cassetto è quello di rendere questa passione un vero e proprio lavoro.

I Migliori 5
I migliori giocatori che io abbia mai allenato sono i fantastici ragazzi che compongono la Rosa attuale della Tris Gravina. Sono loro i migliori di sempre.

Starting Five “da Sogno”
Non vorrei allenare nessun altro se non i miei, e spero di allenarli fino alla fine della loro carriera.

Le 5 cose che un Mister migliorerebbe/cambierebbe del Futsal odierno
1) Obbligo di tenere un under 20 nei cinque in campo
2)
Obbligo di tesserare i giovani esclusivamente un anno per volta
3) Obbligo di schierare nel quintetto in campo almeno 3 italiani nati in Italia o addirittura provenienti dai vivai, come nel volley
4) Obbligo di giocare al coperto per tutte le categorie
5) Aumenterei le multe a dismisura, per comportamenti incivili di spettatori e protagonisti





MICHELE PANNARALE
Rappresentativa Pugliese

Io, Mister
Incontrai nell'Aprile 2003 per caso, il mitico Luciano Savi, ad una partita di spareggi di fine stagione a Modugno. Dopo una chiacchierata mi propose di iniziare quest'avventura con lui alla guida del Calcetto Ruvo.Tra me e il Futsal c'è stato subito un grande feeling, anche perche' ho iniziato (dopo un allontanamento graduale da un povero calcio a 11 che ormai a livello regionale non offriva piu' niente) in una squadra con un grande progetto come il Modugno calcio a5 dell'ex presidente Michele Terrone. Quando ami veramente qualcosa la stessa ti sembra la piu' speciale

Tra Lavoro e Passione
Bella domanda. Magari rimanesse una semplice passione. Quando poi prendi un impegno ti accorgi che non lo è perché devi programmare, rispettare i giorni e gli orari concordati, e soprattutto devi raggiungere gli obbiettivi stabiliti insieme alla societa'. Attualmente con l'incarico datomi dalla Federazione da 2 anni non svolgo fino a Gennaio lavoro settimanale sul campo, ma seguo le partite del sabato in base alle segnalazioni che ricevo dei giovani che potrei selezionare. Comunque sia senti un grande senso di responsabilita' che è importante saper gestire. I pro del “fare il mister” devo ancora trovarli! Scherzo. Una cosa è certa: quando le cose vanno bene il mister sale insieme agli altri sul carro, quando vanno male il mister rimane solo…

Il rituale del Sabato
Come dicevo prima da 2 anni non vivo questo rituale, pero' penso che sia uguale per tutti i mister. Naturalmente dipende dalle categorie e anche se la partita la giochi in casa o fuori. Penso che a proposito il compito piu' duro è dei mister delle categorie inferiori. Il primo pensiero del sabato mattina è se tutti i giocatori sono rientrati dal Venerdi notte! Il mio non è proprio un rito scaramantico, pero' arrivati al palazzetto riunisco sempre i miei giocatori al centro del campo prima di entrare negli spogliatoi.

The Match
Il valore aggiunto di un mister: dovrebbe (uso il condizionale purtroppo) avere sempre un grande equilibrio, sia quando si sta vincendo che quando si sta perdendo. Dalle nostre valutazioni e decisioni potrebbero dipendere gli esiti del risultato finale. Molte volte è meglio anche consultarsi con il tuo secondo o un dirigente, dipende dalle categorie, per il bene della squadra. Sinceramente non ricordo di essere andato nel Pallone totale e aver compromesso la mia squadra. Io vado nel pallone quando un giocatore con delle potenzialità tecnico-tattiche, fa il contrario di quello che potrebbe fare o gli viene detto di fare…

Il Sabato Perfetto
Dai questa è facile come risposta: sapere di avere a disposizione la miglior rosa, giocare bene e vincere la partita! E magari se stai lottando per un obbiettivo, che le tue antagoniste perdino. Comunque c'è ne sono stati di perfetti…

Gioie e Dolori
Penso che per tutti i mister, tutte le vittorie sono gioie e tutte le sconfitte sono dolori. Il mister è quello che quando si perde soffre piu' di tutti e non vede l'ora di ricominciare a lavorare sul campo il Lunedi. E’ difficile che un mister sia felice dopo un partita giocata bene ma persa. E’ piu' facile il contrario.

La mia gioia e il mio dolore piu' grande. E’ noto a tutti quelli che seguono il futsal, ed è abbastanza recente: anzi fanno parte tutti e 2 dell'ultimo Trofeo delle Regioni, a Marzo 2010. La gioia è stata aver raggiunto l'obbiettivo arrivando in Semifinale, e battendo nella stessa partita la squadra favorita alla vittoria Finale, parlo del Veneto con tanti forti calcettisti stranieri nelle proprie fila, e dopo essere andati per due volte in svantaggio! Al primo tempo 1-0 2-1, poi abbiamo disputato un secondo tempo fantastico vincendo la partita per 3-9 approdando così alla finale di Perugia contro la Sicilia. E questo purtroppo è il dolore. A 14 secondi dalla fine vincevamo 2-1. Avevamo una situazione di palla ferma a nostro favore. in panchina eravamo tutti in piedi, quasi tutti abbracciati. Gli organizzatori avevano già disposto la Coppa e le medaglie a un metro da noi: ho gridato ai miei giocatori di finalizzare la situazione di palla ferma (un angolo precisamente) in possesso. Invece no, il mio giocatore ha optato per una palla a scavalcare dall'altro lato. Ci poteva anche stare, ma non ci stava il tentativo di tiro al volo sbucciato, che ha dato alla Sicilia la possibilita' di effettuere una ripartenza finalizzata col pareggio, tra l'altro con l'autorete di un mio giocatore che aveva cercato di recuperare. Il resto poi sappiamo come è andata a finire. Comunque un attenuante c’era: dopo la partita di semifinale, avevo avuto la sensazione e ne avevo parlato con il mio staff che i ragazzi avevano, nonostante la giovane eta', dato molto e quindi erano abbastanza stanchi

Tra Rimorsi e Obiettivi
Il rimorso piu' grande? Forse quello di non aver raggiunto la serie B con il Biancazzurro Fasano. Prima della pausa Natalizia avevamo 5 punti di vantaggio sulla corazzata C.S.G Putignano e li forse è stata fatta una valutazione sbagliata. Pensando di poter arrivare fino in fondo e non facendo mercato, mentre il C.S.G. si rinforzò uleriormente con Basso e Alessandrino vincendo poi il campionato a 2 punti su di noi. Cercai in tutti i modi di far capire ai dirigenti che avevamo bisogno di 1/2 giocatori di spessore per vincere il campionato. Tra l'altro in quei giorni si allenò con noi Juninho e potevamo seriamente prenderlo, peccato! Juninho è arrivato al Biancazzurro con qualche anno di ritardo, e sta facendo in A2 le fortune della squadra e naturalmente del mister…

Obiettivi. Qui ti rispondo subito: voglio cercare di riprendermi quello che abbiamo mancato per 14 secondi, cioè vincere con la Puglia il Titolo Nazionale. E poi potrei valutare seriamente di ritornare ad allenare un club, possibilita' che mi è stata proposta da diverse società anche oggi mentre parlo con te…

I Migliori 5
Perche' mi fai questo? Tutti i giocatori che ho avuto per me sono i piu' bravi. Vediamo se riesco a soddisfarti. Allora:

1) Lopopolo
2) Alex
3) Cavalcanti
4) Vaccariello
5) Martellotta

Concedimi un cambio: Corona!


Starting Five “da Sogno”
Dai che domanda! Se ti dico quelli che ho in mente dovrebbero essere loro ad allenare me: preferisco rimanere con i piedi per terra...

Le 5 cose che un Mister migliorerebbe/cambierebbe del Futsal odierno
1) Metterei l'obbligo di avere un mister abilitato anche nelle categorie inferiori
2) Farei dei corsi ai dirigenti responsabilizzandoli al fair play
3) Userei provvedimenti, anche l'esclusione dal campionato in corso, per dirigenti e societa' indisciplinate
4) L'obbligo di disputare campionati per under anche alle categorie inferiori
5) Infine l'obbligo di utilizzo degli stessi nelle prime squadre






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